Marco Montemagno, Co-founder di Augmendy, organizzatore della Social Media Week di Milano e Anchor di IoReporter, un TV show che parla di Internet/Media, in onda su Sky TG24 News, presenta la StartUp School.
StartUp School è una scuola che insegna, a chi ha un’idea d’impresa online, come lanciare una start up internet e come fare networking, grazie al confronto con le realtà più interessanti del mercato italiano e internazionale. L’approccio della StartUp School è molto pratico; gli allievi lavorano, divisi in gruppi, su cinque progetti online. Oltre a studiare materie base riguardanti, ad esempio, la parte legale, fiscale, il bilancio di un’azienda, vengono organizzati incontri diretti con importanti imprenditori e con i tutor, questi ultimi si preoccupano di seguire l’andamento e lo sviluppo dei cinque progetti online. Alla fine dei due mesi di corso, gli startupper presentano, all’interno di e-festival, le migliore idee, con un pitch della durata di tre minuti.
Quali sono i principali problemi per chi vuole lanciare una start up internet?
Il 90% delle start up non fallisce per un problema tecnologico bensì per un problema di mercato, perché non ha abbastanza clienti. L’approccio opportuno da utilizzare, per evitare il più possibile il fallimento di un’idea, è quello di creare un prototipo, definito Minimum viable product, contenente il minimo indispensabile del progetto che si desidera realizzare, e pubblicarlo online, così da iniziare a raccogliere i primi feedback e cominciare ad adattare e modificare il prodotto, per crearne una versione migliore. E’ importante, quindi, cercare da subito il proprio mercato. L’errore che fanno in molti è quello di concentrarsi troppo sull’idea, quando nella realtà gli investitori non finanziano le idee ma le persone. A questo proposito un sito interessante da studiare è quello di Y Combinator, il principale acceleratore al mondo con 5 milioni di investimento. Riepilogando, è importante trovare un mercato, lavorare su se stessi e, se si vogliono raccogliere dei fondi, creare un prototipo, raccogliere feedback, aumentare gli utenti e poi proporsi agli investitori per un primo round di finanziamenti.
Exit sì o Exit no?
Molti vedono l’azienda come una propria creatura e non desiderano cedere quote consistenti agli investitori, azione questa che li porterebbe in minoranza nel consiglio di amministrazione. Ancora più difficile per alcuni è venderla in toto. Questo attaccamento al progetto non è considerato né produttivo né utile. Nella realtà il destino di quasi ogni azienda è quello di essere venduta, o peggio ancora, di fallire. L’Exit fa parte del ciclo del mercato imprenditoriale. Per questa ragione, sin dall’inizio della presentazione di un progetto di start up internet, è richiesta una slide tutta dedicata all’exit - lo startupper deve da subito indicare la destinazione/vendita della start up sul mercato, perché il finanziatore vuole conoscere il ritorno del suo investimento. Questo ciclo permette agli startupper di diventare imprenditori seriali, ovvero creatori di idee in serie.
Come superare il tabu del fallimento, specie nella cultura italiana?
Il fallimento è una variabile inclusa nel mestiere di imprenditore. L’innovazione in generale significa conquistare qualcosa attraverso la perdita di qualcosa. Il fallimento fa parte del gioco; il segreto per viverlo al meglio è capire, in corso d’opera, cosa non funziona e, come dicono gli americani, “fallire il prima possibile” – ovvero correggere gli errori durante il percorso, per poter ricominciare da un altro punto di vista.
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