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Start-up digitali, 10 proposte per farle crescere

DAG

Di cosa hanno bisogno le start-up digitali? Quali passi è necessario fare in termini di politiche pubbliche per incentivare la nascita e la crescita di nuove imprese?

A trovare delle risposte è DAG – il Digital Advisory Group, il Gruppo di Lavoro che sta sviluppando le proposte per la creazione di un ecosistema più efficace e sostenibile per il mondo delle start-up e per il Venture Capital. Ecco le 10 proposte formulate nel Rapporto “10 Proposte di intervento per incentivare le start-up digitali in Italia”.

1- Incentivare gli investimenti dei fondi di Venture Capital. Nonostante infatti negli ultimi anni abbiamo assistito in Italia ad una crescita dei soggetti attivamente coinvolti, e siamo aumentati gli stessi investimenti, tuttavia rimaniamo nel fanalino di coda dell’Europa. Il primo step per superare l’impasse è l’introduzione di agevolazioni fiscali e misure di internazionalizzazioni, accennate dal “decreto liberalizzazioni” che attendono i decreti attuativi per la realizzazione concreta.

2/3- Estendere le detrazioni per le giovani imprese introdotte dal decreto “Salva Italia” anche alle start-up in contabilità semplificata e alle neo-costituite SSRL (Società Semplificata a Responsabilità Limitata), eventualmente definendo criteri restrittivi per la definizione di start-up ad alto contenuto innovativo. Inoltre si propone un tasso nominale per start-up a compensazione della maggiore componente di rischio.

4- Ridurre gli oneri fiscali delle giovani imprese, prevedendo un meccanismo simili a quello vigente nell’industria del Cinema: un credito d’imposta per i fondi che investono  nelle start-up, proporzionale alla quota d’investimento, pur chiaramente con alcune clausole e restrizioni.

5/6- E’ fondamentale per i business digitali rivolgersi a un mercato globale. Per agevolare i processi di internazionalizzazione DAG propone la detrazione in ammortamento per le spese di internazionalizzazione sostenute dalle startup, come ad esempio traduzioni, spese legali, brevetti, housing etc. A questo dovrebbe seguire poi un supporto operativo dell’Istituto Commercio Estero (ICE)  in termini di normativa, diritto societario, fiscale, real estate e accesso al credito.

7- Agevolare il co-investimento pubblico-privato, finalizzato a investimenti soprattutto nella fese Seed/Early Stage. Quello che si propone e’ in linea con quanto già avanzato dall’AIFI – Associazione Italiana del Private Equity e Venture Capital – ovvero emanare in forma di decreto la costituzione di un “fondo di fondi” per il Venture Capital.

8- Includere nel co-investimento anche i fondi comunitari all’innovazione nella disponibilità  delle regioni, in modo che il fondo stesso risulti potenziato.

9- Semplificare la burocrazia per le start-up. Questo dovrebbe tradursi nella riduzione, o meglio nell’eliminazione, delle spese di registrazione per la costituzione di start-up ad alto contenuto innovativo, ad esempio accorpando (e riducendo) i costi legati a libri sociali, inizio attività, registrazione, comunicazioni al registro imprese, etc.

10- Ripristinare meccanismi di Stock-Options,  ovvero tutte quelle operazioni con le quali le società provvedono ad attribuire azioni ai dipendenti. Dal 2008 queste vengono considerate ai fini Irpef secondo la tassazione ordinaria, la proposta e’ invece quella di un regime meno restrittivo con tassazione sul “capital gain“.

Leggi il rapporto completo “10 Proposte di intervento per incentivare le start-up digitali”