Hubert Jaoui è uno dei maggiori esperti di Creatività applicata, fondatore dell’istituto GIMCA, il suo ultimo libro è Siamo tutti creativi. In questa intervista affronta il tema delle crisi come stimolo per la creatività.
Per aiutare le persone a realizzare il loro potenziale è necessario agire in modo equilibrato su due elementi: l’elemento personale e l’elemento aziendale. Per quanto riguarda l’elemento aziendale è fondamentale il comportamento della leadership, perché tale comportamento può essere in grado di stimolare o bloccare le potenzialità dei collaboratori.
Da anni viene utilizzato il modello management by crisis che prevede la creazione di crisi artificiali, utili per indurre le persone a pensare out of the box. La prima fase è quella del decondizionamento, fase in cui le persone vengono rese consapevoli delle numerose gabbie mentali di cui sono prigioniere, quasi sempre artificiali. In questa situazione gli individui sono stimolati a rivedere il concetto di possibile e di impossibile, e a rimettersi in gioco. Tale processo avviene attraverso la scoperta delle varie logiche che tutti utilizzano già, come la logica analogica – quando la persona comprende una realtà nuova paragonandola a qualcosa di somigliante che già conosce - e come la logica onirica, una delle più ricche e feconde.
Esite la creatività e l’innovazione. L’innovazione nasce quando una delle idee create viene attuata. Spesso il dramma è qui, perché tantissimi vertici non hanno il coraggio del successo. Nelle aziende spesso i leader sono degli analfabeti psicologici, capaci solo di applicare regole, processi e routine, e di robotizzare i collaboratori, ma quando si mira ad innovare questo comportamento non produce alcun effetto benefico per l’azienda. Tale tipologia di leader, di fronte al fenomeno dell’innovazione, ha un piede sull’acceleratore e uno pronto sul freno. Questa è la minaccia che pesa sull’Europa, aggravata dall’incapacità dei leader politici di agire a favore dell’innovazione, attraverso una seria guida del marketing. Tutto il governo dovrebbe essere formato al vero marketing: marketing interno per dialogare con colleghi di altri settori – e con i cittadini – e il marketing strategico, necessario per orientare qualsiasi decisione politica verso l’esterno.
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