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Con D-Orbit l'innovazione italiana sbarca nello spazio

Uno dei fiori all'occhiello, se non "IL" fiore all'occhiello, dell'ecosistema italiano, è D-Orbit: la startup che porta la eco-sostenibilità in orbita.

 

L'hanno definita la startup che vuole ripulire lo spazio e, a volerla spiegare in modo semplice, D-Orbit fa proprio questo, ripulisce le orbite spaziali da satelliti in dismissione, che galleggiano nello spazio, ma non servono più a nulla. La storia di questa startup è particolarmente interessante per moltissime ragioni che abbiamo scoperto nel corso di una bella conversazione con Renato Panesi, uno dei due cofondatori.

 

Come arriva l'idea di D-Orbit

Un'idea in effetti che non poteva venire in mente a chiunque. Renato Panesi e Luca Rossettini sono entrambi ingegneri aerospaziali e si sono conosciuti in Silicon Valley a 35 anni (oggi di anni ne hanno 40), grazie a una borsa di studio Fullbright che ha permesso loro di frequentare un corso in Technology Entrepreneurship, il cui approdo doveva essere il business plan di un progetto ad alto contenuto di innovazione. Entrambi recuperano il precedente lavoro di ricerca e, nel corso di un'internship alla NASA, trasformano quello che era un progetto scientifico in una vera e propria impresa: D-Orbit.

 

€5 milioni complessivi in 5 anni

Complici l'ambiziosa originalità del progetto e l'eccellenza del CV dei due Co-Founder, D-Orbit ottiene subito un primo finanziamento da Quadrivio S.g.r., fondo molto prestigioso che mette a disposizione il capitale iniziale con cui partire. D-Orbit è stata fondata nel 2011 e da allora ha raccolto investimenti complessivi per €5 Milioni, il team è passato da 2 Co-Founder a 32 persone distribuite tra la sede operativa di Fino Mornasco (Como), e gli uffici di Milano, Firenze, Washington, e Portogallo. Quest’ultima sede dello sviluppo software.

Come sono riusciti ad ottenere tutto questo? "L’idea conta al 20-30%, il resto è esecuzione e il team. Sono le persone che realizzano l’idea", ci racconta Renato Panesi. Persone formate, motivate, affidabili. "Il valore e il grande punto di forza di D-Orbit sono innanzitutto le persone, il team. Inoltre è stato importante avere avuto un investitore di serie A sin dall’inizio".

 

Un team giovane e super qualificato

Uno dei principali punti di forza di D-Orbit è sicuramente il team, una squadra di professionisti quasi tutti sotto i 30 anni, compreso il CTO, motivatissimi, attratti da una realtà prestigiosa e con curriculum vitae strepitosi. Gli advisor invece sono super senior e servono a dare credibilità all’impresa.

 

d-orbit-team

 

L’ambiente aerospaziale è molto conservativo, monopolizzato da grandi aziende del calibro di Boing, solo di recente si sta facendo strada un nuovo trend, quello cosiddetto Space 2.0 o New Space, e ci si affida più facilmente anche a startup e PMI, agili e portatrici di innovazione, fondate con capitale di rischio. Ma il tema della credibilità resta estremamente importante.

 

Ecco perché fare startup nell’aerospaziale è estremamente sfidante, i capitali richiesti per partire sono molto elevati, i tempi di ritorno sull’investimento, per contro, molto lenti. Non tutti gli investitori hanno il coraggio di rischiare i loro capitali in questo settore.

 

L'eco-sostenibilità nel DNA

Lo spazio è una nuova risorsa naturale non-infinita a cui la nostra società ha accesso, che offre enormi possibilità di ricerca scientifica, profitto commerciale ed espansione del genere umano. D-Orbit incamera nelle proprie attività di progettazione, produzione e commercializzazione chiari principi di sostenibilità al fine di fornire con profitto soluzioni, prodotti e servizi per rendere sicuro, profittevole e durevole l’utilizzo dello spazio a scopi scientifici e commerciali.

 

Questo è quanto leggiamo nello statuto stesso di D-Orbit, startup che dal 2015 è diventata una Benfit Corporation, e ha posto l'attenzione su un tema molto importante: la sostenibilità non riguarda solo il pianeta terra , lo spazio è il nostro futuro ed è una dimensione che non possiamo trascurare se vogliamo garantire una sempre maggiore sostenibilità dello sviluppo e della crescita.

 

D-Orbit Decommissioning Device (D3): a cosa servono i prodotti di D-Orbit

Abbiamo parlato della startup, ora veniamo ai prodotti. La tecnologia base si chiama D-Orbit Decommissioning Device (D3), un sistema propulsivo intelligente specializzato in manovre di fine vita per satelliti, il tipo di manovre che serve a far rientrare i satelliti nell’atmosfera in modo controllato, o inviarli nelle cosiddette orbite cimitero.

 

D3_Cardano

 

Il problema che la tecnologia D3 risolve. Dal primo satellite della storia, lo Sputnik nel 1957, ad oggi sono stati mandati in orbita più di 6.000 satelliti. Mille sono ancora in funzione, gli altri sono rottami spaziali, che vagano per lo spazio assieme a milioni di detriti spaziali di varie dimensioni. Il film Gravity metteva in scena un ipotetico scenario catastrofico in cui una collisione tra due detriti spaziali di grosse dimensioni da via ad una catena di collisioni che in breve rende l’orbita terrestre inutilizzabile

 

Ecco, Gravity è fantascienza, la probabilità che oggi capiti qualcosa del genere, è pressoché nulla. Oggi, un domani forse no.

 

Il rischio oggi, ci spiega Renato, è che le orbite si sovraffollino e non siano più disponibili ad ospitare nuovi satelliti. L'urgenza, quindi, è trovare una tecnologia che consenta di liberare gli slot orbitali in modo veloce e il più possibile economico, evitando così collisioni, quelle sì possibili, tra satelliti defunti e satelliti in funzione. I satelliti oggi hanno un ciclo di vita variabile tra i 3 e i 15 anni e i lanci stanno aumentando esponenzialmente sia per ragioni commerciali che di ricerca. Ecco perché il problema che D-Orbit affronta è così attuale.

I motori a propulsione dei satelliti hanno una potenza bassissima. Per rientrare nell’atmosfera impiegherebbero mesi. Quello che manca è un sistema che consenta un rientro controllato in breve tempo e a costo contenuto. Un dispositivo D3 installato su un satellite prima del lancio permette di effettuare la manovra di decommissioning  in maniera rapida, controllata, e indipendente dal sistema principale su cui sono installati.

 

s-orbit-laboratori

 

Perché tornare in Italia per fondare D-Orbit?

L'Italia è un paese all’avanguardia nell’aerospaziale, è stato il terzo paese a lanciare satelliti nello spazio dopo USA e la Russia. Ci sono le scuole, ci sono le competenze. Se si individua l’ecosistema giusto per far crescere la propria idea, anche l’Italia può diventare un paese per startup.

 

Se è vero che le startup sono il Big Bang della storia dell'economia, questo vale a maggior ragione per il settore aerospaziale, tra i più conservativi.

D-Orbit ha inaugurato un processo disruptive, di innovazione e "svecchiamento" di un mercato che abbiamo sempre immaginato appannaggio dei Governi o delle multinazionali, e lo ha fatto proprio dall'Italia. Una bella storia.

 
Image credits: D-Orbit.
 
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