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GET, startup finalista del Wind Startup Award

Una tecnologia indossabile che "trasforma la tua mano in una cornetta" per interagire con i device. Edoardo Parini, CEO e Co-founder, ci racconta GET, startup in finale al Wind Startup Award.

 

Un'innovazione importante e all'avanguardia quella che Edoardo, e il fratello gemello Emiliano, potrebbero portare in un mercato in grande crescita come quello del wearable. GET è un dispositivo che si basa sulla tecnologia a conduzione ossea e consente l'interazione immediata e a distanza con i device dei quali facciamo maggiormente uso, primo fra tutti lo smartphone, e di farlo senza bisogno di schermi e pulsanti.

Lasciamo la parola al CEO, Edoardo Parini, che ci ha raccontato come è arrivato ad ideare e realizzare una tecnologia che potrebbe trasformare radicalmente il modo in cui interagiamo con l'ambiente circostante e con alcuni dispositivi indispensabili per la nostra vita quotidiana.

Il 18 marzo, in Luiss EnLabs, Edoardo ed Emiliano presenteranno GET alla Giuria di investitori che deciderà il vincitore finale del Wind Startup Award. In bocca al lupo!

 

Raccontaci della startup. Come è nata l’idea? Da chi è composto il team?

E.P. GET nasce come progetto sperimentale per la mia tesi di laurea, in Media Interaction Design presso l’Ecal di Losanna in Svizzera, università che eccelle nel campo del design e la comunicazione visiva. Il mio percorso di studi unito alle mie esperienze extracurriculari mi hanno permesso di spaziare e lavorare con aziende e startup che in qualche modo toccavano tutte la stessa problematica: ottimizzare l’interazione uomo- macchina.

Originariamente si trattava di un’installazione interattiva nella quale l’utente poteva accedere a contenuti audio-visivi immergendosi in un contesto totalmente estraneo ai comuni sensi, ma ben presto, mi resi conto che stavo cercando solo un pretesto per utilizzare la tecnologia a conduzione ossea.

Sono state questa sentita necessità e le esperienze extracurriculari per aziende e startup esterne, a fornirmi gli ingredienti mancanti. Era sorta infatti, l’esigenza di aggiungere un accesso intuitivo e non invasivo che potesse migliorare l’esperienza, aggiungendo maggiori possibilità d’interazione all’utente. Il nuovo obbiettivo si trasformò quindi in breve tempo, nel realizzare un’interfaccia invisibile, che permettesse l’accesso ed il controllo di N devices e N app con semplicissimi gesti.

La motivazione era semplice da trovare. Sempre più, infatti, siamo schiavi dei nostri schermi: dal cellulare al PC, siamo costantemente connessi con un’infinità di dispositivi, per non perdere l’ultimo post ed il contatto con gli altri. La soluzione di GET infatti è quella di migliorare e facilitare l’utilizzo che facciamo dei nostri devices, permettendo, senza toccare nemmeno uno schermo o un pulsante di rispondere ad una chiamata o chiedere ad interfacce vocali come Siri o S-Voice di indicarci la via per andare al ristorante più vicino con gli amici, il tutto con un semplice gesto e senza altri dispositivi. Il Team è composto dal mio gemello Emiliano Parini, che si occupa della parte Comunicazione e Marketing, un altro fratello ovvero Enrico, come strategic advisor e consulente; Ludovico Novelli attuale CTO, ingegnere e sviluppatore dell’ EPFL ed Andrea Carmignani business strategy analyst.

 

Cosa hai imparato da questa esperienza di formazione con i Mentor e il Team del Wind Startup Award. Perché la consiglieresti?

E.P. Sono state molte le testimonianze ascoltate durante il percorso WBF, le competenze sono alte, ed alte sono le aspettative per questa finale. Ogni startup ha dato il suo contributo e assieme ai mentor tutti noi abbiamo capito quanto le nostre realtà possono valere e quali sono alti i muri da scavalcare. Confrontarsi con chi tocca con mano quotidianamente le sfide per emergere come realtà imprenditoriale aiuta ad ampliare la propria visione di business e a prevedere gli ostacoli che qualunque startup dovrà affrontare. L’esperienza a WBF è superiore alle aspettative e non posso fare a meno di consigliare questo viaggio di formazione e condivisione.

 

Che cosa ti spaventa di più del momento in cui farai il pitch davanti agli investitori? Su quali punti di forza della startup farai leva per convincerli?

E.P. La più grande paura quando si pitcha è sempre la stessa: quella di non lasciare il segno, o peggio ancora di non essere proprio capiti. Ormai siamo convinti dei nostri sistemi comunicativi, abbiamo studiato attentamente come porci e cosa portare all’attenzione degli investitori. Dopo molte presentazioni speriamo ancora di avere lo smacco di chi sale sul palco ed è capace di conquistare la platea raccogliendo a se tutta l’attenzione. Ciò che dà forza alla nostra startup è sicuramente l’attuale unicità del progetto su scala internazionale e l’evoluzione intelligente che abbiamo apportato al mondo dei wearable.

 

INFO UTILI

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Il profilo di GET su WBF

Mentor: Gianmarco Carnovale

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