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Crescita felice: una visione del mondo sostenibile

Abbiamo incontrato Francesco Morace, Sociologo, consulente strategico di Aziende e Istituzioni e Presidente di Future Concept Lab, per parlare di crescita felice, di seconda globalizzazione e d’intelligenza collaborativa.

Francesco è tempo di Musica Nuova per il Pianeta, che cos’è la crescita felice?

F.M. La crescita felice è prima di tutto un nuovo modo di pensare e di creare prospettive positive che siano in grado di accettare i problemi attuali e di affrontarli con una visione biologica. Non si può chiedere a un bambino o a una pianta di decrescere,

dobbiamo accettare la sfida della crescita e dobbiamo farlo in modo felice e sostenibile.

Non c'è dubbio che il modello di crescita fino ad ora utilizzato non sia sano e che abbia molti problemi al suo interno; quel modello ha perso di vista la qualità umana delle relazioni e ha puntato solo sull'aspetto economico. Nonostante questo io credo ci sia la possibilità di crescere in futuro.

La cosa importante da capire è che la crescita può avvenire solo se definiamo nuovi protocolli di condivisione. Oggi la condivisione non è ideologica, quello che sta avvenendo nel mondo delle tecnologie, dei social network, delle economie circolari non è un ritorno al comunismo o al socialismo, ma è la dimostrazione che ognuno di noi è un animale sociale che diventa più felice quando condivide con gli altri, e non quando cerca di proteggere una presunta felicità privata.

Partendo da questo assunto nel libro, "Crescita felice", parlo di Magnetismo sociale ovvero dell’importanza di lanciare progetti in rete che siano attrattivi per le persone e che stimolino collaborazioni spontanee e forme di cooperazione al di là degli schemi ideologici.

L'elemento chiave è la generatività; abbiamo la fortuna di poter contare su un tessuto che è quello del web, ma anche sui nostri sistemi classici di relazione; entrambi sono capaci di generare nuove opportunità e dobbiamo imparare a coglierle in modo intelligente.

Se è vero che la globalizzazione ha messo in circolo vecchie metodologie di sfruttamento, come elaborare una visione internazionale virtuosa?

F.M. Prima di tutto definendo il territorio dei valori. Noi abbiamo assistito alla prima globalizzazione, a quella che spingeva a una sorta di uniformità e di omologazione globale al fine di poter sfruttare un vantaggio economico. Si è lavorato in un’ottica di economia in scala e non, invece, in una direzione di una varietà felice, che è alla base della vera crescita. Non si cresce se non si è diversi, anche biologicamente. La biodiversità è la base stessa di una crescita sana.

Tuttavia può esistere un’altra forma di globalizzazione – che io definisco seconda globalizzazione – la quale non punta al modello classico della moltiplicazione degli standard, ma a un'unicità che diventa universale. Ciascuno porta un contributo che è unico e che non azzera le culture locali.

Parli di “economia aperta” e di “mettere in circolo idee e proposte alternative”. Per questo hai organizzato un evento come il Festival della Crescita?

Il Festival della crescita è un evento importante, ma è soprattutto un progetto. Dal 15 al 18 ottobre 2015, al Palazzo delle stelline a Milano potremmo dispiegare tutte le forze messe in campo in questi mesi, l’intento è di far incontrare il mondo delle aziende, il mondo dell'università, ma anche quello delle startup e di chi ha in testa la visione di una crescita felice; un progetto che parte dalla creatività, dal talento e da una visione fuori dagli schemi. Vogliamo far incontrare chi normalmente non s’incontra.

Come far arrivare le idee propositive che verranno a un pubblico numeroso e non di nicchia? 

Questo è veramente un aspetto molto importante e noi ci stiamo muovendo convocando interlocutori di cui ci fidiamo, perché sono credibili e sensibili al tema di far convergere le intelligenze, le progettualità. Da anni, con Future Concept Lab, lavoriamo in settori che vanno dal design thinking al mondo del marketing avanzato, dalla comunicazione fino alla social innovation, e ci siamo resi conto quanto sia difficile far incontrare ad esempio i sociologi con i manager o i pubblicitari con i filosofi, per questo stiamo cercando di coinvolgere direttamente molti relatori che, durante e dopo il festival, ci permetteranno di diffondere la visione di crescita felice. Credo che questa sia la strada da percorrere.

C'è stato un momento in cui hai pensato che una crescita felice sia difficile da realizzare?

F.M. In realtà io sono stato sempre molto fortunato, nella mia attività ho incontrato persone disponibili a questa sfida. Il problema, almeno in Italia, è piuttosto il contesto; nelle istituzioni spesso le persone hanno difficoltà a esprimere le loro qualità migliori, per tale ragione desidero che il Festival, e tutto questo progetto della Crescita Felice, possa essere una sponda per chi, nell'ambito della quotidianità istituzionale, desideri portare i semi di questa nuova visione. Credo che la cosa più importante sia il primo passo, ora siamo, naturalmente, solo all'inizio

Che cosa pensi di iniziative del genere del Wind Green Award? C’è una startup o un progetto che segnaleresti come virtuoso?

F.M. Più che un progetto segnalerei realtà come Italia Camp, che 5 anni fa ha cominciato ad aiutare giovani neolaureati a trovare lavoro, a entrare in contatto con il mondo delle aziende e delle istituzioni, o a Coldiretti che con il Green Award ha segnalato 7 progetti in diverse regioni italiane. Credo sia importante comprendere che c'è tutto un tessuto nuovo in Italia, di startup, di forze giovani e fresche che bisogna incoraggiare, e soprattutto far incontrare.

Quindi una condivisione reale

F.M. Sì, non solo buone intenzioni. Il modo sano di condividere è assumersi delle responsabilità e metterle sul piatto, concretamente, condividendo passioni e idee.

 
Cristiana Rumori, Content Strategist
cristianarumori.wordpress.com
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