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Dormire: il nuovo status symbol per imprenditori di successo

Dormire è "da sfigati"? Neanche per sogno, anzi, studi e ricerche degli ultimi anni dimostrano esattamente il contrario: che bisogna riposare per essere al meglio delle proprie potenzialità.

 

Quello del business man che meno dorme e più produce ed ha successo, è un mito della cultura Yuppie anni '80 che oggi, fortunatamente, sta perdendo sempre più di credibilità e di forza. Questo grazie non solo al contributo di studi scientifici accreditati e alle testimonianze personali di grandi leader e imprenditori che hanno pagato in salute fisica e mentale la loro "dedizione" al lavoro, ma anche allo sforzo di aziende innovative come Google di comunicare concretamente ai propri dipendenti quanto il sonno, e in generale il rispetto per il corpo e per il proprio bioritmo, siano valori da tutelare e non bisogni da eliminare o debolezze da nascondere. Insomma è forse arrivato il momento di rivedere il vecchio adagio secondo cui "chi dorme non piglia pesci"? Decisamente sì. Il perché lo spiega Greg McKeown in un capitolo del suo Essentialism, The Disciplined Pursuit of Less.

 

"Se volete cimentarvi davvero in qualcosa di difficile, dite no a un'opportunità per poter schiacciare un pisolino".

 

Questa è la provocazione lanciata da un imprenditore americano di soli 36 anni che, all'apice del proprio successo ("Imprenditore dell'anno" per Ernst and Young, Young Leader del Forum Economico Mondiale e molto altro) è stato colpito da un esaurimento nervoso che lo ha costretto a interrompere bruscamente la rapidissima ascesa professionale e a riprogettare completamente la propria esistenza. Solo due anni e mezzo più tardi Geoff, questo il nome dell'imprenditore, poteva condividere con il pubblico del Forum Economico Mondiale la sua esperienza e cosa aveva appreso: "Ho pagato un prezzo molto alto per imparare una cosa molto semplice, ma essenziale: proteggete il vostro patrimonio".

Il patrimonio maggiore di cui disponiamo non è la resistenza, la capacità di sacrificare tutto per raggiungere il risultato, l'eccellere a tutti i costi, ma siamo noi stessi, la nostra mente insieme al nostro corpo, lo strumento che ci consente di dare il massimo. Ecco, uno dei modi più facili per danneggiare il corpo, specialmente per chi è ambizioso e punta al successo, è dormire poco.

Per chi ha sviluppato una dipendenza da raggiungimento dei risultati, è facile lavorare sodo, privandosi dei bisogni più elementari. La vera sfida per queste persone è correre il rischio di fare meno, di non lavorare fino all'esaurimento. Queste persone tendono a considerare il sonno uno spreco di tempo, un ostacolo alla produttività e si esaltano nel riuscire a dormire sempre meno e a fare sempre di più. Fino al crollo.

 

Rivolgiamoci questa domanda: nella settimana appena trascorsa quante volte ci è capitato di dormire meno di 7 ore a notte? Per quante notti di fila? Ci sono persone che riescono a sopravvivere pur dormendo massimo 4-5 ore a notte, il fatto è che queste persone, spesso, si sono talmente abituate alla stanchezza da aver dimenticato come ci si sente a essere riposati.

 

Ma vediamo perché il buon riposo notturno è necessario per essere più produttivi e fare meglio.

In un famoso studio su un gruppo di violinisti, poi divulgato da Malcom Gladwell come "la regola delle 10.000 ore", K. Anders Ericsson fece una prima osservazione: i violinisti migliori si esercitavano di più di quelli soltanto bravi, l'eccellenza non è quindi solo questione di talento naturale, ma anche di impegno focalizzato e di esercizio volto al raggiungimento di obiettivi. Quel che è più interessante però è un altro dato emerso dallo studio: i violinisti migliori dormivano di più di quelli soltanto bravi, 8,6 ore a notte di media con tanto di 2,8 ore di sonnellino pomeridiano a settimana. Dormire permetteva ai musicisti di ricaricarsi, rigenerarsi e esercitarsi con maggiore concentrazione.

In un articolo della "Harvard Business Review" intitolato Slepp Deficit: The Performance killer, Charles A. Czeilser (titolare della cattedra in Medicina del sonno alla Harvard Medical School) spiega perché dormire poco pregiudica prestazioni eccellenti.

 

Restare svegli per 24 ore di fila o dormire 4/5 ore a notte per una settimana provoca uno scompenso simile a quello di chi ha un tasso alcolico nel sangue di 0,1%.

 

Un errore che spesso si commette è pensare che con il sonno si riposi innanzitutto il corpo, ma in realtà è la mente la parte più interessata. Un articolo uscito su Nature dimostra come una notte di sonno potenzia il cervello e aumenta la capacità di problem solving. I ricercatori che hanno condotto lo studio hanno sottoposto a un gruppo di volontari un complesso rompicapo, per risolvere il qualche bisognava trovare una regola nascosta. Una parte dei volontari poteva dormire 8 ore di fila, l'altra veniva invece svegliata più volte durante la notte. Il risultato è stato che nel primo dubbio hanno trovato la soluzione quasi il doppio delle persone rispetto al secondo. Quando dormiamo il cervello lavora a pieno ritmo per codificare e rielaborare informazioni e nuove connessioni neuronali si attivano e al risveglio è possibile scoprire che il cervello ha elaborato nuove soluzioni a problemi.

Produttività, capacità di problem solving, creatività: queste preziose facoltà umane sono aumentate, non danneggiate, da un buon riposo notturno (non inferiore alle 7 ore a notte), ma anche da un breve intervallo di sonno durante il giorno. Si dorme poco di notte, ben venga il sonnellino pomeridiano.

Ad avvalorare questi risultati, le testimonianze di grandi imprenditori.

 

"Sono più lucido e penso con più chiarezza. Mi sento molto meglio per tutta la giornata, se ho dormito 8 ore". (Jeff Bezos, Founder di Amazon).

"Con 7 ore inizio a rendere di meno. Con 6 sono a un livello subottimale. Con 5 ho grossi problemi. Con 4 sono un zombie". (Mark Andreessen, Co-Founder di Netscape).

 

Già nel 1999 sul Wall Street Journal usciva un articolo intitolato Sleep is The New Status Symbol for Succesful Entrepreneurs di Nancy Jeffrey, a dimostrazione del fatto che il mito anni 80 della persona in carriera che non spreca il tempo in pranzi o sonnellini, sta tramontando e che,

 

Il sonnellino è oggi promosso come il tonico ricostituente per la mente creativa di un buon manager.

 

Chiudiamo con una domanda.

Sei una persona che pensa: "Un'ora di sonno in meno equivale a un'ora di produttività in più" "Dormire è da sfaticati" "Dormire è un lusso" "Dormire genera pigrizia" "Dormire è un ostacolo che impedisce di fare tutto"

O sei una persona che sa che: "Un'ora di sonno in più equivale a molte ore di produttività maggiore" "Dormire è da vincenti" "Dormire è una priorità" "Dormire genera creatività" "Dormire permette di dare il massimo contributo mentale".

 

Se ti riconosci nel primo profilo, ti proponiamo un esperimento: per una sola settimana prova a comportarti come si comporterebbe una persona del secondo tipo. E stai a vedere che effetto ti fa.

 
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