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Quali sono le competenze imprenditoriali che uno startupper deve avere? Lo abbiamo chiesto a Michele Costabile, Professore di Marketing presso il LED Center, il centro per lo sviluppo dell’imprenditorialità giovanile promosso dall’Università LUISS Guido Carli.

  Anche nel mondo dell'entrepreneurship high-tech la linea tra mito e realtà può essere molto sottile. Nel valutare la realtà spesso siamo guidati da quel processo cognitivo diffuso e conosciuto come euristica della disponibilità:  si tende a stimare la probabilità di un evento sulla base dell'impatto emotivo di un ricordo, dell'appeal e della notiziabilità di una storia (complice il sistema dei Media), piuttosto che sulla probabilità oggettiva. Questo è vero anche all'interno dell 'ecosistema dell’imprenditorialità high-tech. Nel nostro immaginario collettivo lo startupper contemporaneo è un eroe, creatore di ricchezza, che grazie a una intuizione geniale e molto lavoro ha in qualche modo rivoluzionato il mondo. In realtà non è così: si tende a raccontare e a dare rilevanza solo alle storie di successo, quasi mai  a quelle di chi non ce la fa (che rappresentano poi la maggioranza dei casi). Quindi, intorno alla figura dell'imprenditore sono nati dei veri e propri miti che è utile superare per far emergere quei caratteri e capacità manageriale indispensabili per avviare, far crescere e consolidare una startup  e, più in generale, per rendere fecondo l'ecosistema dell’imprenditorialità high-tech. Vediamo quali sono i falsi miti sull'entrepreneurship da sfatare: Mito #1  L’imprenditore, soprattutto quello high-tech, ha successo. In realtà nella stragrande maggioranza dei casi le imprese in startup falliscono. E bene quindi attrezzarsi a livello individuale e organizzativo di un set di capacità che consenta di gestire le varianze, affrontare gli errori  e modificare  velocemente il proprio progetto (capacità di apprendimento e orientamento allo sviluppo, capacità di tollerare ambigiutà, incertezze ed errori/fallimenti, capacità di creare e l’altrettanto immediata capacità di rompere le routine organizzative, capacità di market orientation etc.) Mito #2  Le innovazioni di successo sono quelle radicali che rivoluzionano il mondo. Nella realtà il successo imprenditoriale è in gran parte fatto di innovazioni incrementali e continue, ovvero adattamenti  e ricombinazioni di competenze, prassi e  tecnologie. Le innovazioni radicali sono raramente compatibili con una startup, possono essere realizzate solo quando si ha il sostegno forte di un'impresa. Il rischio, molto frequente, è che  lo startupper si innamori del proprio prodotto e della sua innovatività, perdendo di vista la reale proposta di valore per il cliente (Value Proposition). Per questo deve attrezzarsi della capacità di Market Orientation che ha una componente di natura intuitiva ed emozionale  ma che si svilupp con la conoscenza e l'applicazione di modelli e metodi, con lo studio di casi di successo. Mito #3 L’imprenditore innovatore, soprattutto nei mercati high-tech, è un leader Titanico con caratteri e  poteri  quasi mitologici.  In realtà, la complessità dei processi innovativi e della tecnologia viene valorizzata non da singoli ma da veri e propri team imprenditoriali. Due esempi su tutti: Zuckerberg senza  Sheryl Sandberg (ex-Manager Google) avrebbe mai trovato un modo efficace per monetizzare il suo prodotto? Analogamente, Bill Gates senza Steve Ballmer (Vice President di Procter&Gamble) avrebbe mai avuto la firma di Ibm per installare i sistemi operativi Microsoft nei PC? L'imprenditore deve avere la capacità di bilanciare l'individualismo e l'energia indivuale (indispensabili per superare gli ostacoli) ma soprattutto costruire  un team con competenze complementari  e condividere una visione e una mission. La complessità dei sistemi innovativi, soprattutto in ambito Hi-Tech, richiede una leadership di Team. Mito #4  L’imprenditore ha successo solo se rischia. In realtà l'imprenditore ha successo se fa Risk Sharing più che Risk Taking, se è cioè in grado di distribuire con misura il rischio e condividere la visione imprenditoriale con il team, con i fornitori, con gli investitori. Il talento di un imprenditore si misura nella capacità di visione e condivisione, nel saper comunicare visione e rischio, benefici e costi e condividerli fra tanti differenti stakeholder.

Letture consigliate:  Venturesome economy (2008),  di Amar Bhidé

Guarda il video "Percorsi formativi per startupper e imprenditori", intervista al Prof. Michele Costabile

 

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