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Andrea Genovese e Carla Benedetti, hanno intervistato John Whitmore, riconosciuto come il padre del Coaching, in occasione del Forum delle Eccellenze di Roma.

Quali suggerimenti per i giovani imprenditori?

I giovani oggi sono molto flessibili e abbiamo bisogno di flessibilità perché il mondo cambia velocemente. Dobbiamo essere aperti e reagire, rispondere con modalità nuove e diverse. Io sento una grande apertura nella gente giovane, una desiderio di investire in loro. Curo un grande progetto educativo in Inghilterra e sono ottimista per il futuro perché sono sorpreso dai giovani, ma non li trattiamo nel modo giusto. Credo dovremmo cominciare da quando hanno tre anni a considerare le loro scelte, le loro decisioni.

Qual è il futuro della leadership e quali caratteristiche potenziare?

Dipende dalle persone, dalle loro qualità, devono avere dei buoni valori. Ho la sensazione che nel business ci siano cattivi valori e i problemi nel business e nell'economia sono dovuti all'assenza di rispetto e di valori umani, nessun rispetto per gli altri. Pensano, per qualche ragione, che se si occupano di business possono fare brutte cose, e non è vero.  E' importante che il business adotti un miglior approccio di coaching in ogni settore, dalla vendita, al managment, e quant'altro.

Come il coach può aiutare l'imprenditore a spostare il suo punto di vista?

Credo ci sia la convinzione che il coach non debba dire ma solo fare domande, ma io sono molto più flessibile. Penso che se vedi un comportamento in una persona non devi dire "questo è sbagliato", ma dire che "quando parlo con te ho notato che tu fai questo" e poi comincio a farlo riflettere. Noi possiamo dare alcuni input alla persona.

Quale evoluzione prevede per il sistema capitalistico?

Io credo che nel futuro ci allontaneremo dal capitalismo. C'è un modello che dice che prima dipendiamo dai genitori, poi nell'adolescenza cerchiamo la nostra indipendenza e e combattiamo per essa, ma lo step successivo è l'interdipendenza, quando capiamo che ognuno dipende dagli altri. Tutti sono importanti per il sistema che li tiene insieme, ma sfortunatamente molti uomini di business non hanno assimilato l'interdipendenza e sono ancora nella fase della indipendenza; molti uomini d'affari sono centrati su sé stessi e pensano solo ai propri bisogni. Dobbiamo tutti crescere, e il nuovo libro che sto scrivendo è sull'evoluzione, dobbiamo crescere ed evolvere.

Cosa significa identificare gli obiettivi?

Gli obiettivi sono molto importanti e molto spesso le persone perdono gli obiettivi vaghi. "Bene, voglio solo avere una vita felice" si dicono. Il coach dice loro "cosa intendi? Cosa ti rende felice?". Molto importante nel coaching è scavare in profondità, andare nei dettagli perché le persone che non considerano i dettagli non trovano la direzione, quando hanno chiari i dettagli possono percepire che stanno migliorando nel loro percorso.

Perché è importante partire dagli obiettivi?

E' molto importante partire dagli obiettivi così da avere una visione positiva di alcuni obiettivi. A volte si pensa solo a trovare una soluzione per un problema, e questo è solo un rimedio temporaneo e non aiuta a proiettarsi in alto. Prima dobbiamo considerare l'obiettivo e poi chiederci come arrivare da qui a lì, ed è molto importante che gli obiettivi vengano considerati prima della situazione attuale.

Crede che il coaching possa contribuire al cambiamento culturale della società?

Il coaching professionale sta crescendo velocemente oggi. Ovviamente i cambiamenti sociali sono più lenti rispetto a quelli individuali. Naturalmente sono deluso visto che insegno da 30 anni e il mondo non ha adottato il coaching, ma credo che sia cambiato negli ultimi 30 anni, la delusione è che non è ancora stato adottato nelle scuole, per esempio, tuttavia ritengo che nei prossimi 20 anni le scuole saranno diverse. Accadrà, ma ci vorrà del tempo.

Ha qualche suggerimento per rendere il coaching più diffuso?

E' importante continuare a studiare nel coaching, io sto ancora imparando. Quando parlo alle persone sono sempre attento a quale sia l'impatto, cosa accade di fronte a me, scrutare le reazioni e cricare me stesso se faccio qualcosa che non ha successo. Credo inoltre che dovremmo sfidare le persone qualche volta, non dovremmo aver paura di spronarle. Credo che i principi del coaching, quando sono applicati ad una mente aperta, siano molto efficaci.

Qual è il suo punto di vista sul futuro dell'apprendimento?

A volte non capiamo abbastanza quanto le persone già sappiano. La gente molto spesso, quando fa domande ai giovani si sorprende di quanto loro sappiano. Non siamo abituati ad ascoltarli attentamente. Questo è un nostro problema, non un problema dei bambini. Con loro siamo sempre impegnati a descrivere e non ad ascoltare. Solitamente molte persone non sono educate all'ascolto come dovrebbero e restano molto sorpresi quando realmente ascoltano i bambini.

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